Qualche giorno fa ho chiesto a mio padre: “Ma le storie che mi raccontavi quando ero piccolo erano vere?” Ecco cosa mi ha scritto.

Francesco e Giovanni Simiani Benevento 1945
Francesco e Giovanni Simiani Benevento 1945

Nel 1943 in piena seconda guerra mio padre Giovanni ci trasferì a Benevento per sfuggire ai bombardamenti su Napoli. Fu tutto inutile la città nostro rifugio venne selvaggiamente bombardata con la distruzione totale di interi quartieri e della stazione ferroviaria. Miracolosamente ci salvammo ma come se non bastasse venne una alluvione di uno dei due grandi fiumi che attraversano Benevento. Agli occhi miei di bambino vedere quel mare d’acqua vastissima e melmosa mi fece più paura degli stessi bombardamenti il cui rumore assordante ancora oggi dopo 70 anni mi procura angoscia. Ebbi comunque insieme alla mia famiglia la fortuna di sopravvivere ed ebbi la gioia di vedere la Quinta Armata Americana risalire l’Italia liberando di volta in volta le città.

Gli Americani passarono anche da Benevento ed io che avevo 5 anni per mano a mia madre Maria sgranavo gli occhi vedendo per un intero giorno ed una intera notte passare su Viale Atlantici una infinità di militari con autoblindo, carri armati, moto, camion, cannoni mobili, tutto quanto occorreva per vincere la guerra e sconfiggere i tedeschi. Cosi fu.

Ho raccontato tutto ciò in poche parole per fare adesso un passo indietro e capire come alla mia piccola età mi nacque la passione per il pattinaggio.

Un anno prima che avvenisse la liberazione nelle campagne di Benevento in prossimità della nostra case cadde un aereo militare ed un paracadutista ferito fu trovato in un dirupo sotto un ponte con il paracadute ancora avvolto intorno al corpo. Scattò la solidarietà della popolazione e siccome era Inglese fu nascosto in un fienile per non farlo trovare dai tedeschi che lo avrebbero sicuramente fucilato.

Peter - Paracadutista Inglese - Benevento 1944
Peter – Paracadutista Inglese – Benevento

Il caso volle che il fienile era presso la nostra abitazione e dopo qualche giorno curato dalle ferite il soldato cercò di rendersi utile facendo dei servizi nella fattoria dove visse e fu nascosto. Noi bambini gli gironzolavamo intorno e cercavamo di giocare con lui. Un giorno vedemmo che dopo una passeggiata in campagna tornò con uno scatolo di ferro e ci disse che aveva trovato un vecchio carro armato distrutto, che ne aveva ricavato dei pezzi e che ci avrebbe costruito un bel giocattolo. Gli altri bambini si disinteressarono da questa proposta ma io no e gli chiedevo sempre cosa voleva fare.

pattini-guerra

Un giorno aprì la scatola e mi fece vedere dei cuscinetti a sfera che io non conoscevo ma mi piacquero perché giravano vorticosamente dopo che quel militare mise del grasso sulla superficie degli ingranaggi. Ora vi parlo tecnicamente ma allora ero affascinato solo dal mistero di quegli oggetti. Dopo qualche giorno mi chiese di portargli del legno, qualsiasi tipo di legno ed io vedevo che con arnesi molto artigianali più un bel coltello molto forte di paracadutista tagliava ed incastrava. Mi sembrava bravo.

Foto d'archivio
Foto d’archivio

Un giorno mi disse di mettere un mio piede su un cartone e con un pezzo di gesso disegnò il mio piede. Mi disse “fra qualche giorno ti farò volare come un aviatore”. Lo dissi a mia madre che non capì e io pensai che non fosse vero. Una mattina mi chiamò e mi spiegò come indossare quella tavoletta di legno con le ruote. Successivamente mi insegnò l’andatura del pattinaggio. Dopo che divenni abbastanza autonomo, mi disse che quelle due assi con le ruote me le regalava ma che dovevo sempre andarci su  ogni giorno ed allenarmi poiché se mi fossero cresciuti i piedi (come previsto celermente) poi non avrei potuto più farlo. Fui felice di quel regalo che diventò subito l’oggetto del desiderio dei miei amici. Io divenni presto bravo ma quando facevo indossare i pattini a qualche amico, faceva dei ruzzoloni e non voleva più provare.

Non vi dico la fatica che ci voleva per legare delle vere e proprie corde ai piedi per fissare i pattini. Conservai gelosamente quei pattini e sono sicuro oggi che in quel periodo ero uno dei pochi rari bambini Italiani a disporre di pattini anche se artigianali. Che peccato non averli conservati. Forse in quel periodo così triste della guerra per me è stato un privilegio. In quel periodo mi è nata la passione per il pattinaggio.

Francesco Simiani Benevento 1948
Francesco Simiani 1948

Riuscii a pattinare per circa 2 anni con quei pattini che portavo sempre con me come un trofeo che nessun altro aveva. Lo sforzo era notevole per un bambino, ma facevo rotolare quelle ruote avanti e indietro sul viale degli Atlantici che aveva un fondo di piastrelle di asfalto rettangolari di colore grigio tendenti al nero. Le ricordo bene e ricordo che a volte erano divelte o rotte poiché erano transitati i carri armati Americani con i cingoli. Per un bambino della mia età sviluppai muscoli alle gambe aiutato anche da una alimentazione più salutare che dopo la guerra cominciava a comparire sulle nostre tavole. Dopo questo periodo di inattività sportiva durante il quale giocavo spesso a fare ruotare i cuscinetti, purtroppo sempre più lentamente poiché non lubrificati, un giorno avevo circa 9 anni e vidi in un negozio di giocattoli un paio di pattini che somigliavano vagamente a quelli che avevo a casa e che non potevo più mettere. Da premettere per chi mi legge che oltre a crescere io, cominciava anche in Italia una lenta ma inesorabile crescita economica e nei magazzini si vedevano i primi prodotti del lavoro degli Italiani. Fui fortunato poiché un giorno sul viale principale di Benevento dove trascorrevo quasi tutta la giornata a giocare con gli amici e dove non si correvano pericoli poiché di auto ne passava una ogni tanto, vidi passare veloce un giovane adulto che correva su dei pattini. Mi sembrò di vedere un film da sogno e nella mia mente di fanciullo collegai subito i miei pattini ai suoi e i suoi pattini a quelli visti nella vetrina del negozio.

Seppi dopo che quel giovane si chiamava Citarella, non ricordo il nome (Edit 17 Novembre 2018: Ringrazio Vittorio Siniscalchi che mi ha informato del nome, Carlo Citarella purtroppo deceduto. In calce il messaggio con tutte le informazioni ricevute) ma era conosciuto già da allora come un campione di pattinaggio su strada che era capace di percorrere il Viale Atlantici e la strada in discesa sotto il parco pubblico circa 5 Km senza mai stancarsi, infinite volte. Divenne subito il mio mito, il passo fu breve e con l’aiuto dei miei genitori divenni un suo allievo con pattini comprati a caro prezzo poiché costavano molto e noi dopo la guerra eravamo ancora tutti poveri. Seppi successivamente che Citarella carico di medaglie vinte nella varie competizioni aprì una scuola di pattinaggio alla quale ancora oggi penso moralmente di appartenere!

Pattini Graziella con morsetti e cinghie 1950
Pattini Graziella con morsetti e cinghie e ruote di ferro – 1950

Per dovere di cronaca vinsi anche io qualche gara destinata a bambini della mia età. A 11 anni vi fu una svolta nella mia vita mio padre  decise che si doveva tornare a Napoli poiché il nostro avvenire sarebbe stato diverso in una grande città. Mi crollò il mondo addosso, ne rimasi sconvolto, ricordo ancora il giorno della partenza con una vecchia auto a noleggio carichi di bagagli, a me sembrò un funerale, non guardavo nemmeno il paesaggio. I pattini erano nel bagagliaio dell’auto. Arrivati a Napoli ebbi una sorpresa incredibile vidi il mare e ne fui molto colpito, imparai presto a nuotare e questo sport mi fa spesso pensare che è uguale al pattinaggio, una volta imparato non si dimentica mai. Oggi ho una certa età ma vi assicuro lo stesso spirito di allora. Vi abbraccio tutti con affetto. Il resto della storia del pattinaggio ve la potrà raccontare mio figlio Giovanni che ha la stessa mia passione.

Francesco Simiani

Da uno strumento di guerra come un carro armato ecco come può nascere una passione che dura ancora oggi! Grazie Peter!

Edit 17 Novembre 2018: Ringrazio Vittorio Siniscalchi che mi ha scritto informandomi del nome, Carlo Citarella purtroppo deceduto circa 20 anni fa, ecco il messaggio:  

Io avevo 8 anni. Carlo Citarella era un campionissimo. Era alto 1m 60. Aveva delle gambe con dei muscoli enormi e faceva degli sprint eccezionali. Vinceva sempre di tutto si allenava tutti i giorni sul Viale Atlantici a Benevento. E durante allenamento per irrobustire suoi muscoli si metteva sulle punta dei pattini bambini di 7 anni e saliva verso salita del carcere. Grande ricordo. I miei saluti. Vittorio Siniscalchi

 Carlo Citarella, atleta della “Società Sportiva Fiamma Sannita” Fonte

Una storia di pattinaggio durante la seconda guerra mondiale

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